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La gestione delle plusvalenze nella cessione di un’azienda

Da un punto di vista economico la vendita di un’azienda è considerata una normale operazione di cessione e come tale in grado di produrre una plusvalenza imponibile frutto della differenza tra il corrispettivo conseguito al netto dei costi accessori di imputazione diretta e la parte di costo non ammortizzata.

Le plusvalenze rappresentano di fatto un reddito differente rispetto a quello ordinario generato dagli utili aziendali e, da un punto di vista fiscale, sono soggette a tassazione in quanto frutta della vendita di attività in conto capitale.

Analizziamo insieme come gestire le plusvalenze nella cessione di un’azienda e quali sono le imposte che entrano in gioco.

Differenza tra utili e perdite in conto capitale nella cessione di un’azienda

Prima di analizzare l’aspetto fiscale e vedere da vicino quali sono i meccanismi delle imposte sulle plusvalenze occorre fare una precisazione e dare una definizione corretta di che cosa sono gli utili in conto capitale e quando invece si parla di perdite in conto capitale.

Dalla vendita di un bene strumentale all’attività dell’azienda, per esempio un macchinario o una particolare attrezzatura, l’impresa stessa può ricavare un utile o una perdita a seconda che la differenza tra il costo iniziale del bene ed il prezzo di vendita sia positiva o negativa.

Un valore finale positivo è una plusvalenza di capitale mentre uno negativo è una perdita di capitale.

Durante la vita utile del bene inoltre il costo originale, ovvero la base, è oggetto di rettifiche positive frutto di miglioramenti e negative dovute all’ammortamento: nel primo caso la base è crescente mentre nel secondo è decrescente.

Ancora una volta la differenza tra la base rettificata ed il prezzo di vendita può generare una plusvalenza o una perdita di capitale al momento della vendita.

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La tassazione sulle plusvalenze durante la cessione di un’attività commerciale e di un’azienda

La tassazione prevista dal Legislatore durante la cessione di un’attività commerciale, o nella vendita di quote di una società, viene addebitata su tutte le plusvalenze.

In questo panorama abbastanza “statico” quello che sposta l’ago della bilancia è la durata del possesso da parte del soggetto cedente dell’azienda.

Nel caso in cui il proprietario abbia posseduto l’azienda per un periodo di tempo superiore all’anno prima di cederla si avrà una plusvalenza a lungo termine, al contrario il guadagno avverrà nel breve periodo.

Dunque, per un calcolo esatto delle imposte sulle plusvalenze è opportuno distinguere tra quelle a breve e quelle a lungo termine su tutti quei beni e quelle attrezzature che sono state vendute nel corso dell’anno così da avere una plusvalenza, o una perdita, netta a breve o lungo termine.

In presenza di una plusvalenza netta a breve termine si applica la tassazione del reddito ordinario sulla base dell’aliquota fiscale prevista.

In presenza di una plusvalenza netta a lungo termine invece viene tassata a partire dal momento in cui questa contribuisce realmente all’utile lordo.

All’apparenza quello che abbiamo appena detto non sembra poi così complicato in realtà al momento della cessione di un’azienda sono oggetto di trattativa diverse tipologie di beni e ognuno deve essere visto come una singola vendita.

Ogni singola vendita potrà a sua volta generare un utile o una perdita ed è proprio qui che le cose potrebbero complicarsi, vediamo in che modo.

Cessione azienda, come gestire la vendita di beni e la vendita delle quote di una società

Durante la cessione azienda e beni sono un tutt’uno ma, come anticipato, utili e perdite vengono determinati in riferimento ai singoli beni e alle eventuali quote societarie cedute.

Parlando dei beni, il livello di complessità della cessione è legato alla diversa tipologia di bene commerciale oggetto di vendita: i materiali in vendita sono diversi dagli immobili, siano essi terreni o fabbricati.

L’iter che solitamente viene seguito prevede un’analisi iniziale per definire se quel determinato bene aziendale rappresenta un utile o una perdita di capitale (di breve o lungo termine), successivamente viene definito il prezzo dei beni per ogni voce delle attività che costituiscono il patrimonio netto aziendale oggetto di cessione.

In questo modo siamo in grado di identificare quanto di questo valore fa parte dell’avviamento.

Le quote societarie o le azioni vengono invece viste come un’attività patrimoniale in sede di vendita.

Un socio che fa parte di una società di persone vedrà applicare le imposte sulle plusvalenze su tutti i guadagni derivanti dalla vendita di quote o della società stessa; nel caso di una società di capitali invece gli azionisti avranno utili o perdite in conto capitale nel momento in cui cedono le loro azioni.

RICORDA BENE che la plusvalenza di un’azionista non è associata all’impresa e che l’utile o la perdita di capitale del proprietario sono una voce della dichiarazione dei redditi personale.
Per cercare di semplificare in qualche modo questo panorama così districato è bene arrivare al momento della cessione dell’azienda con:

  1. una panoramica informativa completa su tutti gli asset dell’azienda, per avere un’idea precisa sui costi di acquisto di ogni bene, sui costi sostenuti per i miglioramenti così da avere un’idea delle possibilità di guadagno;
  2. il valore esatto delle materie prime presenti eventualmente in magazzino e necessarie per la produzione dei prodotti;
  3. l’esatta valutazione economica della tua azienda senza escludere beni, macchinari, attrezzature ed immobili: solo in questo modo potrai arrivare ad avere un prezzo di vendita realistico.

In particolare, per questo ultimo punto affidarsi ad un’agenzia specializzata nella vendita di attività commerciali è fondamentale: leggi il nostro articolo per saperne di più!

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